Oggi, in particolare, vi racconto questo sogno:
ero nella mia vecchia casa, o meglio nella vecchia scala che portava a casa mia, tutta di marmo ingiallito.
La mia ex coinquilina (quella di cui mi fidavo di meno) passava e diventava sempre più bassa, per poi trasformarsi in una specie di nano malefico col cappuccio.
Ma la cosa sorprendente arrivava dopo: stavo camminando in una zona affollata, Strada Nuova probabilmente, con i suoi masegni grandi e grigi e frotte di turisti con la faccia infastidita. Piovigginava. Io ero al telefono e c'erano un sacco di ponti da fare. Quando a un certo punto mi giravo verso destra: c'era un negozio che vendeva bambini nelle carrozzine. Bambini vivi, piccoli, con tanto di cappellino in testa e pugnetti chiusi. E io dicevo Oh, ecco cosa mi serviva. Così mi compravo un neonato con tanto di catafalco da spingere. E bestemmiavo contro me stessa dicendo cazzo quanto pesa, dovevo proprio comprarlo qui, con tutti questi ponti da fare, e poi mi dicevo eh ma dovevo comprarlo, mi serviva.
Ho iniziato a scrivere una di quelle cose con diverse pagine e una copertina davanti e dietro.
Questa cosa sta confondendo la mia identità scrittoriale.
Ovvero, non riesco a scrivere qui di me perchè scrivo di là di un'altra persona.
Se non parlo di quello che mi succede non è perchè non mi sta succedendo niente di straordinario, ma perchè sto proiettando tutto su un alter ego che ha un nome che inizia per G.
Mamma mia.
La prova finale che Paul McCartney è morto è che al posto di vomitare in pubblico dopo aver visto Across The Universe (il peggiore film mai girato dopo Tre Metri Sopra Il Cielo, ma almeno in Tre Metri Sopra il Cielo sai cosa ti aspetta, non hai speranze di partenza, quindi Across The Universe è il peggiore film mai girato,almeno degli ultimi cinque anni) dicevo, Paul McCartney è morto perchè se fosse vivo non avrebbe pensato alla sua ex gambadilegno ma si sarebbe messo a ridere o a vomitare in pubblico alla prima domanda su quella americanata trash che è Across The Universe.
Punto.
Nella mia follia antropologica di ieri parlavo della magia del sud, ed effettivamente di magia del sud si tratta quando noto che grazie ai poteri del Portachiavi (quale portachiavi? il portachiavi) sono in terza posizione nella classifica più figa che c'è. Il cornetto rosso mi ha aiutato. Mi ha definito "blog intellettuale". Mi ha fatto diventare intelligente e popular. Io voglio bene al cornetto e ai coroni anche più di quanto voglio bene a Spitty Cash, e ci tenevo a fare un ex voto intellettuale pur non potendo produrre immagini essendo non fornita di macchinetta.
Eccolo.
E' vero, forse vivo in mezzo ai noluoghi,
forse la mia mentalità è occidentalizzata,
ma penso che lo sforzo di analizzare gli altri sia molto più ipocrita
del mio girare e rigirare nelle mie stesse categorie mentali
senza applicarle a qualcuno di troppo diverso
e soprattutto senza ergermi a giudice incredibilmente imparziale degli altri.
(Forse solo un occidentale può pensare di aver raggiunto il culmine della cultura,
e allo stesso tempo di potersene liberare completamente.)
Per quanto mi riguarda, guardare un film coreano,
certe volte,
può essere assai rilevante:
e molto più frammentaria è la teoria
rispetto a sapere, semplicemente, che per dire "mamma"
si dice "amma".
Almeno, per me.
La mattina quando mi trucco uso un pennello,
ricopro la palpebra di un rosa più forte e inesistente in natura,
allungo l'occhio, cerco di farlo diventare a mandorla.
Non studio cinese, e nemmeno africano,
però il primo corpo maschile nei miei ricordi
era mulatto.
Non vale, questo?
Eravamo compagni di classe e lui raccontava storie inventate
sul pescare con le mani, bucarsi le guance, mangiare fiammiferi accesi.
L'avevano portato via dalla Colombia a due anni, in realtà:
aveva immagini stereotipate del suo paese d'origine
oppure ormai la mentalità occidentalizzata l'aveva trasformato
oppure, semplicemente, cercava di ricucire il suo passato,
come fanno tutti?
Giocavamo, mi ricordo, facendo i leoni
nel cortile polveroso della scuola elementare.
Ora siamo grandi ma c'è comunque sintonia,
quella delle persone che sanno com'eri da bambino.
Mi dice che vorrebbe fare foto antropologiche
senza stare sui libri, buttarsi nella mischia, in posti lontani
e scattare.
Io penso che non potrebbe far altro, e sorrido.
Avvicinarci agli altri:
i Maori, coi primi libri, infilavano le pagine arrotolate
nei buchi larghi alle orecchie.
Le parole così sarebbero passate nel corpo.
Che fare, sorridere, sapendo questo?
Aprirsi varchi nelle orecchie e copiare i disegni altrui?
Forse solo respirare più largamente.
La conoscenza è emotiva e statica:
mi chiedo come posso spiegare i vattienti
e la magia che ho visto al Sud
ai giovani studiosi di scienze umane
sapienti dei Dogon, del Kula
e mai stati in Sicilia.
Malinowski odiava i "selvaggi":
cercava di corromperli offrendogli sigarette
e impazziva dall'astinenza sessuale.
Decisamente partecipante, come osservazione.
Non si può sapere a parole.
Si deve andare, toccare,
sapere poco ma sapere nella pancia, fidarsi dei frammenti, farseli bastare.
Come potete vedere il proposito di "non farmi commentare mai più" non era esattamente nelle mie corde, come neanche non dare spiegazioni esaurienti: ho pensato molto alla questione-commenti, al fatto che la mia scrittura (?) ormai viva per questa dimensione pubblica. Che comporta commenti belli e sentiti, ma anche mezzi contributi scritti in velocità. Quindi dico: se siete lettori silenziosi e dopo molto commentate, scrivete il vostro nome (cazzo)! Non fate i timidini che dicono "sei brava" e poi spariscono nella rete come pesciolini piccoli. E se avete mezzo secondo per commentare non commentate. Mi piacerebbe che quello che scrivo venisse compreso (per quanto conveniamo tutti che scrivo cose molto personali eccetera) : il commento non è obbligatorio, anzi. E' un di più.
Fine della parentesi metablogghesca: torno sui miei appunti antropologici.
Il sole mi filtra nelle palpebre probabilmente ho una smorfia strana sulla faccia
Smetterò di mangiare e costruirò nuovi castelli, un po' più solidi.
Berrò solo acqua e leggerò tantissimo.
Sul vaporetto c'è una ragazza. Ha i capelli corti, biondo cenere, occhi azzurro verde grandi, lanceolati. Una maglietta nera, i jeans, le unghie rosse. Io con tutti i miei pensieri nella testa la guardo un paio di volte insistentemente nell'azzurro verde. Scendo dal vaporetto: e nel campo San Barnaba assolato, proprio dove c'è il pozzo bianco, mi giro e la vedo. Facciamo insieme il ponte, con lo stesso passo, in silenzio. Poi non ce la faccio più e accelero: lei (troppo bella per camminare vicino a me) mi segue fino a quando sparisco in una libreria.
Mario ha i capelli lunghi e gli occhi chiari. E' tutto chiaro, Mario, il suo colore più forte è il rosso. Ieri mi è venuta fuori una frase che in realtà desciveva me, gli ho detto tu fino ad ora hai creato i rapporti a posteriori. Incontravi le persone e dopo ti facevi il perchè dell'incontro. Ecco perchè ora sei sconvolto dall'attrazione per qualcuno e dalla tua paura di scoprirti: non ti era semplicemente mai successo.
E' un momento in cui le mie parole sono sempre meno chiare. Dico frasi sconnesse senza far capire a cosa mi riferisco, per il semplice piacere di sfogarmi un po' (almeno un poco). Quando mi si fanno domande precise sbuffo o faccio piccoli urletti dicendo sempre le stesse parole. Come stai?
Io non sto: io non posso fermare quello che mi sta nella testa, è ancora troppo presto. Non posso dire niente. Vorrei avere quattro anni ed esprimermi a versi, a versi animali intendo. I bambini che urlano per capire la capacità dei loro polmoni sono il contrario dei giovani che parlano con parole intelligenti e acute dei loro problemi.
La motivazione precisa per cui da oggi non sarà possibile lasciare commenti è perchè voglio qualcosa di vero, e non pezzetti. Se avete qualcosa da dirmi scrivetemi un'email, con la firma.
c.
Preso da Smetto quando voglio.
Il mio unico commento è che lo sognerò ogni notte tutte le notti per un mese, se mi conosco.
Scusate ma sono veramente troppo sconvolta per commentare in altro modo. Vi prego solo di vederlo e di diffonderlo online più possibile.
Prima la mia fiducia nella filosofia era solo intuitiva. Prima pensavo che le teorie fossero stupende e che probabilmente in un mondo ideale sarebbero state anche esatte: mi rendevo man mano conto di quanto la filosofia si riferisse invece al mondo reale, spesso agli aspetti più beceri di esso, come una specie di teoria regolatrice (che però puntualmente non viene ascoltata da nessuno).
Ora mi rendo conto definitivamente che l'eterno ritorno dell'uguale non è stata solo un'intuizione genialoide e un po' assurda, non è stato solo un'idea affascinante: le cose tornano, mi rendo conto sempre di più. Le cose tornano.
Le-cose-tornano.
stanotte ho sognato che berlusconi saliva su un trono, in montagna
noi lo dominavamo con la moto, gli giravamo attorno sui tornanti e lo vedevamo da diverse angolazioni
gli avevano fatto un trono di foglie dei suoi fan che lo salutavano romanamente
e lui diceva: "mi siedo qui non per volontà mia ma per volontà vostra, oggi primo maggio.."
Questa notte cambiavo casa. Avevo dei lampi in testa del tavolo di legno chiaro e del sole e del silenzio e delle fragole, e vivevo in un posto buio con dei soffitti altissimi, una casa fatta solo di camere da letto. Lampi: Elli che ride. Un ragazzo che ho conosciuto credo a Venezia e che ha una faccia strana, un po' addormentata. La vecchia casa di Iaia, in Campo San Maurizio, coi soffitti alti e mille camere da letto, dove una volta abbiamo guardato Manhattan stesi tutti vicini, e anche Tu Mi Turbi, e anche La Grande Abbuffata.
Lampi: la biblioteca Querini, dove scricchiola tutto e dove ho letto la storia di Santa Caterina da Siena. Lampi: Una volta Federico cantava La Fisarmonica di Stradella con una macchina fotografica puntata sui turisti. Federico si avvicinava a me sempre indirettamente. Partite lunghissime di backgammon o anche tanti film o anche dichiarazioni mai vere. Era un gioco a impoverirsi le parole, a ridere mentre si parlava e si dicevano cose serissime. Non ci siamo mai toccati, è bastata una (sua) parola sbagliata a far crollare tutto il palco. Tuttora, però, quando lo incontro, mi sento tesa come una corda, come una fune, perchè so che devo ridere e non essere seria. Anche se su tutto il resto ormai rido sinceramente.
Poi arrivavano due persone col corpo tinto di bianco e una dei due era la mia amica Val, che ora dovrebbe essere in Francia, o a Urbino, non so. Val faceva la giocoliera e aveva sulla testa un velo luccicante.
Lampi. Mi sembra...Venezia, Venezia è stata un'ossessione, stanotte. Forse ho visto anche Via XXII Marzo, quella piena di negozi dove una volta un signore mi ha parlato.
Venezia.
